Trasmissione In Fibra Ottica

Nell'ambito delle reti di cablaggio in fibra ottica è possibile identificare varie tipologie, velocità ed applicazioni. Due fattori in particolare influenzano la velocità di trasmissione: il tipo di fibra e la sorgente ottica utilizzata. Un ulteriore incremento della capacità trasmissiva può derivare dall'utilizzo della multiplazione, che consente il trasporto di segnali multipli all'interno della stessa fibra.

Le applicazioni in fibra possono essere divise in tre gruppi principali: di dorsale, di tipo carrier e di tipo fiber-to-the-desktop. Vi è anche un crescente numero di applicazioni fiber-to-the-premise (FTTP), tra cui quelle di tipo video. Soluzioni di storage e interfacce di rete di tipo ottico sono pronte all'uso. Le associazioni di produttori hanno definito i parametri operativi per lo storage fiber-attached nei data center. Indipendentemente dall'utilizzo, le caratteristiche di perdita e di banda delle fibre sono elementi critici di successo per la rete.

La combinazione di tre elementi quali il tipo di sorgente, la qualità e il diametro delle fibre determinerà quindi non solo la distanza massima operativa del canale, ma anche la velocità di trasmissione. La fibra multimodale viene tipicamente utilizzata per distanze medio-brevi, con una transizione dalle 62.5/125 alle 50/125, disponibili in diverse tipologie, tra cui le fibre ottimizzate per laser ad alte prestazioni. Le fibre monomodali consentono applicazioni a lunga distanza, con un costo superiore per quanto riguarda l'elettronica.

La velocità del segnale ottico nella fibra dipende dal suo indice di rifrazione, sulla base di un'equazione che confronta la propagazione del segnale nel mezzo trasmissivo rispetto al vuoto. Esso si trasmette in una parte non visibile dello spettro ottico, tipicamente a 850, 1310 e 1550 nm, tramite conversione del segnale elettrico (analogico o digitale) in segnale luminoso da parte del trasmettitore e la corrispondente riconversione ottico-elettrico lato ricevitore.

Come per il rame, la perdita di segnale (attenuazione) viene misurata in decibel (dB) e dipende dalla qualità della fibra e degli elementi di interconnessione utilizzati. In particolare, la fibra presenta un'attenuazione specifica (dB/km) funzione della lunghezza, mentre gli elementi di interconnessione (connettori, giunti) presentano un valore specifico; la somma di questi parametri permetterà di valutare la rispondenza del link al budget ottico disponibile, dipendente dalla potenza del trasmettitore e dalla sensibilità del ricevitore.

La misura di attenuazione va effettuata tramite una sorgente ottica ed un power meter, l'utilizzo di un OTDR consente di caratterizzare il segmento ottico sotto misura per quanto riguarda la posizione di ciascun elemento e quindi anche per interventi di manutenzione, ma risulta meno affidabile per una misure specifiche di attenuazione.

La fibra presenta un'attenuazione di tipo intrinseco e una di tipo estrinseco. La prima deriva dal processo di produzione e dipende da impurità e disomogeneità del vetro. Il segnale viene quindi assorbito o disperso, con conseguente influenza sulle distanze raggiungibili.

I miglioramenti nel processo hanno consentito la realizzazione di un nuovo tipo di fibra multimodale detta fibra ottimizzata per laser (secondo TIA) o OM3 (secondo ISO), che presenta due principali migliorie: la riduzione delle impurità nel nucleo e un aumentato controllo del profilo d'indice di rifrazione, con conseguente riduzione della dispersione modale.

I diversi modi ottici attraversano la fibra raggiungendo il ricevitore contemporaneamente. Ciò incrementa la capacità e la banda disponibile, con applicazioni fino a 10Gb/s, così come le massime distanze raggiungibili a parità di applicazione.

L'attenuazione estrinseca è dovuta a fattori esterni, quali lo stress meccanico (con conseguenti microcurvature) o il mancato rispetto del raggio di curvatura del cavo (macrocurvature), con conseguente perdita parziale o totale della potenza, che viene rifratta all'esterno del nucleo. Questa è la ragione del necessario rispetto delle specifiche di raggio minimo di curvatura fornite dal fabbricante.

Qualunque problema di installazione o di progettazione nelle fibre ottiche può impedire al ricevitore una corretta ricostruzione del segnale trasmesso.

La sorgente ottica può essere un LED (Light Emitting Diode), un Laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) o un VCSEL (Vertical Cavity Surface Emitting Laser). I Laser ed i VCSEL presentano una sorgente più potente e precisa, consentono quindi trasmissioni a distanze superiori rispetto ai LED, a discapito di un costo superiore.

L'interfacciamento di una sorgente alla fibra viene detto "lancio", metodo che può essere di tipo "overfilled" piuttosto che "restricted". Nel primo viene emesso un segnale con diametro fisico superiore a quello del nucleo della fibra, con eccitazione di tutti i modi ottici, nel secondo il segnale ha un diametro inferiore rispetto al core, con eccitazione ristretta solo ad alcuni modi ottici. Nella fibra monomodale solo il modo ottico principale viene eccitato e trasmesso.

Durante la propagazione gli impulsi ottici possono subire un allargamento; tale fenomeno è detto dispersione. Quando si ha sovrapposizione degli impulsi, il ricevitore non è in grado di ricostruire l'informazione utile, con conseguente limitazione della banda disponibile. Il segnale luminoso è inoltre composto da diverse lunghezze d'onda ("colori"), che hanno diverse velocità di propagazione nella fibra. La selezione dei modi di lancio consente di limitare gli effetti della dispersione.

Nelle fibre ottiche multimodali di vecchia generazione (62.5/125) si presenta il fenomeno del ritardo di modo differenziale (DMD), per ovviare al quale vengono utilizzate patch cord di tipo "mode conditioning". Queste presentano un interfacciamento disassato tra fibra monomodale e fibra multimodale, limitando il numero dei modi ottici trasmessi e consentendo in tal modo l'implementazione di applicazioni di tipo Gigabit. Tali patch cord andranno posizionati ad entrambe le estremità dei link.

La banda ottica coincide con la capacità trasmissiva della fibra, ed è inversamente proporzionale alla dispersione. Ne segue che il controllo della dispersione determina la banda utile della fibra.

ISO/IEC 11801 ed.2.0 definisce tre tipi di fibra multimodale: quelle di tipo OM1 sono principalmente associate alle fibre 62.5/125, quelle di tipo OM2 sono rappresentate dalle fibre "classiche" 50/125 con banda di 500 MHz·km ad entrambe le lunghezze d'onda operative, quelle OM3 presentano una banda di 1500/500 MHz·km per lancio di tipo overfilled e 2000 MHz·km per lancio "restricted".

Ogni apparato elettronico dispone di una gamma di sorgenti per potere trasmettere sui diversi tipi di fibra. Con la sorgente e il tipo di fibra varierà la distanza e la banda disponibile. Nella maggior parte delle reti la fibra viene utilizzata per connessioni di dorsale e il collegamento interedificio. Come detto in precedenza, velocità e distanza massima raggiungibili sono funzione del tipo, del diametro, della banda modale della fibra e del tipo di sorgente scelta.

Per trasmissioni di tipo Gigabit, le massime distanze approvate da IEEE sono rappresentate in tabella.

Applicazione Lunghezza d’onda oper. 62.5µm 160/500 62.5µm 200/500 50µm 500/500 50µm 2000/500 SMF
100BASE-SX 850nm 300m 300m 300m 300m  
1000BASE-SX 850nm 220m 275m 550m 550m  
1000BASE-LX 1300nm 550m 550m 550m 550m 5km
10GBASE-SR* 850nm 28m 28m 86m 300m  
10GBASE-LR* 1310nm         10km
10GBASE-ER* 1550nm         40km
10GBASE-LRM 1300nm 220m 220m 220m 220m  
10GBASE-LX4 1310nm 300m 300m 300m 300m 10km

*Al posto della lettera R è possibile identificare l'interfaccia con la lettera X.

Come si vede, le distanze possono variare da 220 metri a parecchie decine di chilometri. Le sorgenti GBIC (Gigabit Interface Converters) vengono distinte in SX (breve distanza), LX (lunga distanza), EX (extra). Su distanze brevi può essere necessario utilizzare un attenuatore ottico per evitare la possibile saturazione del ricevitore.

Dal punto di vista del ritorno sull'investimento, è chiaro che l'utilizzo di una fibra ottimizzata per laser consente un'evoluzione diretta verso applicazioni 10Gbit/s, con un ciclo di vita atteso superiore.

La diffusione di applicazioni Gigabit alla scrivania va di pari passo con l'utilizzo di dorsali 10G. Le interfacce ottiche sono sempre più comuni in applicazioni per data center e persino al desktop. Per quanto alcune sorgenti consentano di utilizzare fibre di grado inferiore, si rivela sempre più economico un aggiornamento del link ottico, ampiamente compensato dal costo inferiore delle sorgenti.

Il sistema Siemon XGLO si rivela ideale per applicazioni di dorsale e FTTD di prossima generazione. Il cavo XGLO presenta fibre conformi agli standard IEEE 802.3 per 10 Gigabit, IEC 60793-2-10 e TIA-492AAAC relativi alle specifiche di DMD in banda laser. La soluzione XGLO utilizza fibra ottimizzata per laser per prestazioni trasmissive ottimali e applicazioni Ethernet a 1G e 10G.

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